Alberico Gentili celebrato alla “Sapienza” di Roma nel quarto centenario della morte

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Alberico Gentili celebrato alla “Sapienza” di Roma nel quarto centenario della morte

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L’Università “La Sapienza” di Roma ha ospitato lo scorso 26 giugno la celebrazione di Alberico Gentili nel quarto centenario della morte. La commemorazione è stata organizzata nell’ambito del XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Diritto Internazionale (SIDI) che riunisce gli internazionalisti italiani e che, per l’occasione, ha registrato una partecipazione di ben oltre 400 congressisti.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Teoria dello Stato della Università Sapienza di Roma, con il Comitato Nazionale Alberico Gentili, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI), ha avuto luogo nell’Aula Magna dell’Università. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale beni librari, istituti culturali e diritto d’autore - patrocinavano i lavori, sostenuto anche dalle Case editrici Giuffré di Milano, Cedam di Padova, Edizioni Scientifiche di Napoli e Giappichelli di Torino.

L’Università “La Sapienza” di Roma ha ospitato lo scorso 26 giugno la celebrazione di Alberico Gentili nel quarto centenario della morte. La commemorazione è stata organizzata nell’ambito del XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Diritto Internazionale (SIDI) che riunisce gli internazionalisti italiani e che, per l’occasione, ha registrato una partecipazione di ben oltre 400 congressisti.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Teoria dello Stato della Università Sapienza di Roma, con il Comitato Nazionale Alberico Gentili, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI), ha avuto luogo nell’Aula Magna dell’Università. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale beni librari, istituti culturali e diritto d’autore - patrocinavano i lavori, sostenuto anche dalle Case editrici Giuffré di Milano, Cedam di Padova, Edizioni Scientifiche di Napoli e Giappichelli di Torino.

Nel saluto augurale il Magnifico Rettore della “Sapienza”, Prof. Renato Guarini, descriveva la bella e storica Aula Magna ad anfiteatro, illustrando l’impressionante affresco di fondo del proscenio, “L’Italia circondata dalle Arti e dalle Scienze”, che Mario Sironi dipinse nel 1935, quando la sede venne spostata dall’antico Studio di Sant’Ivo alla Sapienza alla nuovissima cittadella universitaria romana, nata per ospitare l’universo del sapere accademico. Nella nuova sede si collocava anche la neonata Facoltà di Scienze Politiche, una delle prime ad essere fondata in Italia, come ricordava il suo attuale Preside Prof. Fulco Lanchester, il quale nella sua raffinata e dotta introduzione metteva in evidenza come tanti autorevoli Professori dell’Accademia romana del tempo avessero studiato ed esaltato il genio di Alberico Gentili. Tra costoro citava Giannini, Del Vecchio, Francisci e Bevaj, quest’ultimo formatosi all’Università di Macerata, quindi cooptato a Roma.

Erano quelli gli anni in cui il regime rimetteva in auge la politica di esaltazione dei grandi Italiani, già sperimentata con successo all’indomani dell’Unità d’Italia. La grandezza della nazione, esaltata attraverso la celebrazione degli spiriti magni del passato, doveva funzionare da collante unitario e da stimolo per la nuova Italia. Alberico Gentili, anche lui, era stato celebrato tra i grandi marchigiani, nel suo luogo natale, e presso le Università di Macerata e Camerino. Anche a lui era stata dedicata una monumentale targa commemorativa del profondo significato della sua opera maggiore, il ‘De Iure Belli’. L’On. Alceo Speranza, figlio del primo grande biografo italiano di Gentili, Giuseppe, aveva vagheggiato e sostenuto in Parlamento e nei quotidiani l’apposizione di questa targa sul muro della nuova cittadella universitaria, insieme a quelle degli altri grandi. Purtroppo però il muro non era tale da poter contenere la memoria di tutti i grandi italiani nelle arti e nelle scienze. Era alla fine sembrato più opportuno sintetizzare il concetto nel grande affresco di Sironi. E così la targa in bassorilievo dedicata ad Alberico Gentili era stata donata all’Università di Macerata, o meglio alla Gioventù Universitaria Fascista che si avviava agli studi di Giurisprudenza presso l’Ateneo maceratese, perché tenesse alti gli studi sul grande giurista, padre fondatore del diritto internazionale moderno.

Sul ruolo storico e sull’attualità della lezione gentiliana si soffermano il Prof. Diego Panizza, in rappresentanza del Presidente del Comitato Nazionale Alberico Gentili, S.E. l’Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua, e il Prof. Sergio Marchisio, Segretario Generale della SIDI, Direttore dell’ISGI del CNR ed anima dell’organizzazione del Convegno di Roma. Entrambi, oltre a parlare di Gentili ciascuno sotto diversi profili, citano il lungo rapporto che, tramite un Protocollo d’intesa, lega dal 2003 le due importanti Istituzioni nazionali e il Centro Internazionale di Studi Gentiliani di San Ginesio, luogo natale di Alberico Gentili,

Questi ultimi saluti aprono la Sessione Inaugurale del Convegno dedicata ad Alberico Gentili. Presiede il Giudice costituzionale, Prof.ssa Maria Rita Saulle che aggiunge le sue considerazioni a quelle del saluto ed introduce i relatori. Il Prof. Giorgio Conetti, internazionalista e Rettore Vicario dell’Università “Insubria” di Como, mette a fuoco l’ampiezza e il carattere realistico del sistema gentiliano delle giuste cause di guerra, soffermandosi sulla questione della guerra preventiva. Il Prof. Carlo Focarelli, internazionalista dell’Università di Perugia, mette in evidenza la centralità del concetto di ius gentium nella giurisprudenza gentiliana della guerra, sottolineandone il carattere pratico-empirico, precorritore dei tratti dominanti del diritto internazionale moderno. L’Avv. francese Alexis Morre dello Studi Castaldi Morre § Partners, specialista di arbitrati e perciò studioso amatore di Gentili, riprende e sviluppa l’argomento gentiliano che tanto aveva sedotto i fondatori della Società delle Nazioni. Il Prof. Giuseppe Palmisano, internazionalista dell’Università di Camerino, propone una chiave interpretativa dell’opera internazionalistica di Gentili che individua nella metodologia l’aspetto di maggiore rilevanza e utilità per il giurista di oggi. Caratteristiche precipue del metodo gentiliano sono rinvenute nell’attenzione ai dati della prassi, nella ricerca del consenso diffuso e maggioritario alla stregua di principi interni alla prassi stessa, nell’attenzione non solo alla validità etica, ma anche alla razionalità politica e alla utilitas dei principi di diritto.  Chiude la sessione dedicata a Gentili il Prof. Massimo Panebianco, internazionalista dell’Università di Salerno, che, dopo aver disegnato un quadro molto informato delle celebrazioni gentiliane del Centenario in Italia e all’estero, fa il punto sui risultati scientifici fin qui raggiunti dagli internazionalisti, riproponendo in termini moderni l’antica questione del rapporto tra Gentili e Grozio e della loro influenza nella storia dottrinale del diritto internazionale moderno.

La brillantezza dei relatori, il silenzio attento dei numerosi presenti, l’aulica grandiosità della sala, la piacevole frescura di un ambiente climatizzato a fronte di temperature da canicola dell’esterno, segnano il successo dell’iniziativa della SIDI, del suo Presidente, Prof. Benedetto Conforti di Napoli, del suo Segretario Generale, Prof. Sergio Marchisio, e del Preside di Scienze Politiche della Sapienza, Prof. Fulco Lanchester, che, insieme al Comitato Nazionale Alberico Gentili, l’hanno da tempo fortemente voluta e sapientemente organizzata.

La festa ad Alberico Gentili nel quarto centenario della morte continua la sera nella cena del Convegno, significativamente ospitata nel meraviglioso complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, generosamente messo a disposizione dal Pio Sodalizio dei Piceni in Roma, tramite il caldo interessamento di un membro del suo “board”, una sanginesina di nascita che porta un cognome illustre e ben noto ai presenti, la Dott.ssa Pina Gentili. Che dire di questo gioiello d’arte e di filantropia fondato nei primi del Seicento dalla generosità dei “marchigiani” in quella capitale del mondo cattolico che allora era diventata Roma? (Anche San Ginesio aveva contribuito con 600 scudi all’erezione del “Collegio Piceno”, come risulta in Decreti e Riformanze, seduta 11 novembre 1620). Un portale di fastoso legno scolpito sul quale è scritto “Collegium Picenum” dà accesso ad un elegante lieve loggiato che chiude il primo silenzioso cortile immerso nei profumi notturni che vengono dal giardino attiguo. Pietra solida come la razza marchigiana, statue ed ornamenti architettonici degni di una capitale ornano l’ambulacro che conduce al prezioso giardino segreto. Il cielo cobalto dell’estate romana, dal quale si stagliano illuminate la torre e la cupola della chiesa di San Salvatore, occupa tutto il perimetro delle mura che dividono il luogo dal resto del mondo, in un silenzio pregiato che fa dimenticare di essere nel cuore pulsante della capitale. La meraviglia degli ospiti non è facilmente narrabile. Alla fine di un giorno di intenso lavoro, dopo un periplo di strade, di caldo, di traffico e stanchezza, si ritrovano in un angolo di paradiso, fresco e profumato, ospitati da una illustre Istituzione che nasce da quella Terra generosa che ha dato i natali ad Alberico Gentili e a quel popolo che Alberico nel 1599, ormai “civis anglus”, evocava ancora con intensa commozione: Sacrum genus Piceni sunt.

 

Pepe Ragoni

 

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