Un convegno per due centenari

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Un convegno per due centenari

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Un convegno per due centenari: l’Incontro di Studi su

“Albericus Gentilis alumnus. Alberico Gentili (1552-1608), la tradizione giuridica perugina e la fondazione del diritto internazionale”

(Perugia, 10 ottobre 2008)

di Ferdinando Treggiari

Nella splendida cornice dei libri antichi che foderano le pareti della Sala del Dottorato, posta al piano nobile della bella sede del Rettorato dell’Università di Perugia, si è svolto lo scorso 10 ottobre il penultimo dei convegni scientifici che hanno celebrato la figura e l’opera di Alberico Gentili nell’anno del IV centenario dalla sua morte.

Perugia, l’Università in cui il grande sanginesino studiò e si laureò, non poteva mancare all’appuntamento con l’anno gentiliano, specie considerando che il 2008 è anche l’anno in cui l’Ateneo perugino festeggia il VII centenario dalla sua fondazione (1308) come Studium generale. Inserito nel calendario delle manifestazioni celebrative dell’Ateneo, questo convegno sull’alumnus Gentili ha dunque felicemente congiunto i due anniversari. L’occasione è stata anche propizia per la ristampa dell’edizione italiana, curata da Giuseppe Ermini, delle Lodi delle Accademie di Perugia e di Oxford (Perugia, 1968), che dopo quarant’anni torna così ad essere nuovamente disponibile.

L’Incontro del 10 ottobre, organizzato dal Prof. Ferdinando Treggiari e presieduto dal Prof. Giorgio Badiali, è stato inaugurato dal Rettore dell’Università di Perugia, il Prof. Francesco Bistoni. Dopo di lui, ha portato il saluto della Facoltà di Giurisprudenza di Perugia il vice-Preside Prof. Fabrizio Figorilli. A nome del Comitato Nazionale Alberico Gentili e del suo Presidente, Ecc. Giuseppe Balboni Acqua, il Prof. Diego Panizza è intervenuto sottolineando l’importanza dei nuovi orizzonti interpretativi aperti dagli studi degli ultimi decenni sull’opera di Alberico Gentili, che coinvolgono ormai non solo la storiografia e la scienza del diritto internazionale, ma l’intero spettro delle scienze umane e sociali. L’assessore del Comune di San Ginesio, Dott. Marco Taccari, ha portato infine il saluto del Centro Internazionale di Studi Gentiliani e del suo Presidente Dott.ssa Pepe Ragoni. Al termine di questi interventi di apertura è stata consegnata al Rettore la targa commemorativa del Quarto Centenario gentiliano.

I lavori della giornata gentiliana si sono articolati in quattro relazioni, tra loro legate da un filo cronologico, che dipanandosi dagli anni della formazione universitaria del giovane Alberico ci ha condotto alle mature teorizzazioni dell’autore del De jure belli.

Il Prof. Ferdinando Treggiari, docente di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università di Perugia, ha svolto la prima relazione, intitolata “Alberico Gentili alumnus”, ricostruendo sulla base dei pochi dati biografici noti il percorso universitario di Alberico dall’esordio alla laurea in diritto civile conseguita nel 1572. La “memoria perduta” dello studentato di Alberico è significativamente testimoniata dall’assenza del suo nome nei registri delle matricole dello Studium. Unica traccia documentaria della sua presenza a Perugia rimane il verbale della sua laurea, che porta le date del 22 e del 23 settembre 1572, studiato e pubblicato nel 1898 da Oscar Scalvanti. Alberico frequentò le aule della sede moderna dello Studio perugino, sito nella piazza del Soprammuro, oggi sede della Corte di Appello; seguì i corsi previsti dagli statuti universitari, compresi probabilmente quelli di diritto canonico, ma laureandosi infine solo in diritto civile (e non in utroque iure) superando brillantemente il «duro esame» privato, come lui stesso lo chiama, nella Sala del dottorato del vescovato di Perugia, adiacente alla Cattedrale di San Lorenzo. Alcune tracce autobiografiche del periodo perugino di Alberico sono desumibili dalle pagine della Laus Academiae Perusinae, pronunciata a Oxford nel 1602 o nel 1603. Qui Alberico tratteggia il profilo dei suoi maestri universitari fornendoci anche alcune preziose informazioni sulla didattica giuridica in uso a Perugia negli anni della sua formazione universitaria e sugli esami di dottorato. Ben altra memoria gentiliana è invece quella “ricostruita” nel tardo Ottocento nell’ottica del recupero ideologico della sua figura e della sua opera. Anche l’ambiente accademico perugino contribuì ad alimentare il timbro ideologico del mito gentiliano. Lo fece nel 1890, in occasione della Festa dell’Università di Perugia, con una orazione dedicata e con la realizzazione della solenne targa monumentale, ancora oggi infissa in una parete della sede dell’Ateneo (ed utilizzata come immagine dell’odierno convegno perugino). Il romanista Gianfrancesco Cipriani, ispiratore dell’iniziativa commemorativa ed in stretti rapporti con Sir Thomas Holland (l’accademico oxfordiano artefice della fortuna otto-novecentesca del Gentili), era inoltre il possessore dell’unico esemplare esistente a Perugia (forse proprio quello che attualmente si conserva a Perugia nella Biblioteca comunale Augusta) della rara unica edizione del 1605 delle Laudes Academiae Perusinae et Oxoniensis. Quest’opera, come si è detto, meritò nel 1964 una traduzione italiana con note curata da Giuseppe Ermini, che è stata oggi ristampata nell’occasione del doppio centenario, gentiliano e dell’Ateneo perugino, e presentata da Treggiari nel corso della sua relazione.

Il secondo relatore della giornata perugina è stato il Prof. Giovanni Minnucci, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena, che per la sua antica passione di studioso di Gentili è stato nello scorso settembre insignito della cittadinanza onoraria di San Ginesio. La sua relazione, dal titolo “Per una rilettura del metodo gentiliano”, ha affrontato il tema della decostruzione del mito del Gentili come strenuo difensore del mos italicus e apostolo del bartolismo. La difesa antiumanistica del metodo italiano di studio del diritto, a cui il trentenne Gentili aveva dedicato i Dialogi de iuris interpretibus (1582), ricevette, a giudizio di Minnucci, un notevole temperamento nella riflessione più matura del grande sanginesino, come testimoniano le frequenti sue concessioni all’umanesimo giuridico, alla filologia e persino a quelle fonti canonistiche, che negli scritti giovanili avrebbe voluto fossero mandate ‘alle fiamme’. Questa autorevisione del suo pensiero è ravvisabile, in particolare, negli studi sulla lex Julia de adulteriis e nel trattato de nuptiis del 1601. La polemica di fine Cinquecento sul teatro, ingaggiata da Gentili ad Oxford col puritano Reynolds, ma trasformatasi di fatto in un dibattito sulle rispettive competenze del giurista e del teologo, dette l’occasione a Gentili per rivendicare la latitudine dei compiti spettanti al giurista quale iuris interpres, intellettuale cioè aperto alle novità della cultura, e non mero cultore di giustinianesimo.

Dopo le prime due relazioni il convegno si è concesso una breve pausa, durante la quale una visita guidata ha condotto i convegnisti (tra cui non pochi amici del Centro studi gentiliano, come i professori Mario Ascheri e Luigi Lacché e la dott.ssa Silvia Costantini) a visitare le stanze dell’Archivio storico dell’Università di Perugia, antistanti la Sala del Dottorato. Qui sono stati mostrati ai convegnisti e al pubblico il bastardello delle lauree del 1572, contenente il verbale dell’esame di dottorato di Alberico, il registro della matricola degli scolari dello Studium e quello della matricola dei dottori legisti, nonché l’originale di un diploma dottorale in utroque iure contemporaneo della laurea gentiliana.

Il convegno ha quindi ripreso i suoi lavori con la terza relazione. “Alberico Gentili e la diffusione della tradizione giuridica perugina ed italiana in un’età di transizione” è stato il tema scelto per il suo intervento perugino dal Prof. Alain Wijffels dell’Università di Louvain e Leiden, anch’egli legato da vincoli antichi con il Centro gentiliano di San Ginesio e anch’egli neo-cittadino onorario della città natale di Alberico. Nella sua relazione Wijffels ha sottolineato il contributo di Gentili come ‘vettore’ della diffusione della tradizione giuridica perugina ed italiana, mettendo in particolare in luce le sue idee sul diritto pubblico. Pur lontane dall’assumere la forma e l’altezza di una teoria generale, le riflessioni di Gentili consentono di intuire la sua concezione dei fondamenti giuridici dell’organizzazione di governo e le sue idee sulla struttura e sugli attori della comunità internazionale. Gentili attinse da Bodin e da altri autori contemporanei il modello del regnante assoluto ed anche se non lo considerò come unico modello politico possibile, lo esaltò. Per Gentili, infatti, il potere assoluto del sovrano non era soggetto a limiti diversi da quelli dettati dal diritto naturale e dalla legge divina, dunque di fatto si autolegittimava. Una dottrina non realistica, la sua, secondo Wijffels: basti pensare che egli negava il diritto dei sudditi di usare la forza contro il sovrano anche quando questi si fosse trasformato in tiranno; e che giudicò ingiusta la causa degli ugonotti francesi che intendevano liberarsi del loro re con la violenza. Il suo concetto del potere sovrano assolutista era essenzialmente la giustificazione necessaria per liberare il re da qualsiasi restrizione nell’organizzazione del governo e per accordargli una posizione esclusiva sul piano delle relazioni internazionali. Con questa prospettiva di uno smisurato aumento dell’autorità del sovrano all’interno dell’ordinamento, però, male si accordava la cultura del diritto civile tardo medievale, poiché questa cultura non davarilievo alle prerogative dell’autorità suprema, ma piutttosto alla legittimità del suo agire. Anche per questa ragione, malgrado l’esempio e gli sforzi di Gentili, gli studi di diritto civile, e non solo in Inghilterra, sarebbero stati destinati a non rappresentare più la via maestra alle più alte carriere politiche.

La quarta ed ultima relazione è stata letta dal presidente del convegno, il Prof. Giorgio Badiali, internazionalista dell’Università di Perugia e tra i primi e più attivi animatori delle attività scientifiche del Centro internazionale di studi gentiliani. Il suo intervento, ben compendiato nel titolo (“Dallo jus gentium allo jus inter gentes: il ruolo di Alberico Gentili agli albori del diritto internazionale moderno”) è stato un affresco del Gentili internazionalista. Nell’ampio ventaglio delle fonti che Gentili utilizzò per elaborare i principi della nuova scienza giuridica internazionalistica spiccano, per Badiali, i due pilastri della sua costruzione: lo jus gentium, ossia il diritto comune in uso presso tutti i popoli, e lo jus naturae, ossia il patrimonio di valori insiti nella natura umana. Proprio alla luce del difficile equilibrio che sul piano delle relazioni internazionale da sempre vive la competizione tra principi di diritto e valori della giustizia, si può immaginare quanto debba essere stato difficile per Gentili – alla luce della prassi cinica e violenta dei suoi tempi, delle novità dovute alla scoperta delle nuove terre e dell’affacciarsi sulla scena del mondo di nuovi popoli, costumi e religioni ben oltre il cerchio della respublica christiana – elaborare principi di giustizia universali nel tentativo di teorizzare un sistema giuridico delle relazioni internazionali. E tuttavia, secondo Badiali, la concezione gentiliana del consorzio umano appare sotto diversi aspetti più progredita di molte attuali realizzazioni concrete. L’analisi di Badiali si è poi appuntata sulla definizione gentiliana di guerra come “armorum publicorum iuxta contentio”, di cui ha analizzato ogni sotteso significato. La modernità della riflessione gentiliana sulle giuste cause di guerra molto concede alla idealità: la sua convinzione che la guerra non possa definirsi giusta se la necessità di farla non sussiste, ci appare più come una regola di buon senso che come un principio giuridico. E tuttavia, per Badiali, la sua condanna delle guerre di religione, fondata sulla piena affermazione della libertà di fede – una condanna a cui non deve essere certo stata estranea la sua vicenda personale –, come pure la sua teorizzazione della “difesa utile” contro le sopraffazioni violente, tracciano, ben oltre la sua epoca, i principi di fondo a cui deve ispirarsi la vita della comunità internazionale di ogni tempo.

Il convegno perugino si è chiuso con un bel convivio allestito negli eleganti ambienti del piano nobile del Rettorato. Ma dopo la giornata del 10 ottobre, il tributo dell’Università di Perugia al suo antico e celebre alumnus vivrà presto un nuovo capitolo: ad Alberico Gentili sarà infatti riservato un posto d’onore nella mostra “Maestri, insegnamenti e libri a Perugia”, in allestimento nella Galleria Nazionale dell’Umbria (a Perugia, nel Palazzo dei Priori: inaugurazione a gennaio 2009) e nel relativo e ricco catalogo di imminente pubblicazione. Un nuovo appuntamento perugino che, ci si augura, chiamerà nuovamente a raccolta attorno alla memoria di Alberico Gentili i suoi affezionati studiosi.

 

Ferdinando Treggiari

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